mercoledì 23 luglio 2008

Riscoperta

Ho 34 anni, molte esperienze alle spalle, di viaggi, di lavoro, di incontri, di studi, insomma ho raggiunto un’èta in cui lo stupore è un po’ intorpidito, il sentimento di sorpresa, meraviglia, scoperta, è un po’ abbacchiato, e si guarda alla realtà come a un qualcosa di ben noto e quasi scontato.
Per fortuna ho un bimbo di 2 anni, e ogni volta che vola in alto un gabbiano lo punta col dito urlando di stupore come urlerei io se vedessi una navicella spaziale atterrare sulla Terra, e ogni volta che passa il camion della nettezza urbana e solleva e scarica i bidoni colmi di spazzatura lo guarda come un qualcosa di prodigioso, magico, come guarderei io un’automobile con le ali, e ogni volta che uso l’aspirapolvere per pulire per terra rimane estasiato da questo attrezzo che, con un rombo così assordante e potente, fa miracolosamente sparire tutte le molliche dal pavimento, così come rimarrei estasiata io a vedere un’immensa spiaggia piena di piante tropicali variopinte, e ogni volta …
I figli ti danno la gioia di riscoprire tutto, una seconda volta, e quando vedo un gabbiano volare, mi ritrovo a sospirare: “Ooohh!”.

mercoledì 23 aprile 2008

Un figlio per Napoli

Oramai a Napoli e dintorni, come ti muovi muovi, tutto rema contro la vita, intesa questa come benessere, bellezza, speranza.
A parte la "munnezza" di cui tanto si è detto, a parte la povera mozzarella di bufala, ci si mettono tutta una serie di traffici illeciti a rendere sempre più marcio quel territorio: da ultimo, ho sentito parlare della produzione del pane, altro business controllato dalla camorra, che riesce a rendere persino questo alimento così semplice e sacro un concentrato di veleni.
Assistiamo quindi a bestie che si accasciano sui campi, persone che si ammalano, in un paesaggio in cui solo chi ci è nato può viverci, perchè nessuno migrerebbe mai lì.

Alla domanda "Che cosa si sente di dare a Napoli, considerate le condizioni tragiche in cui versa la città?" Valeria Parrella, giovane scrittrice di Torre del Greco, ha così risposto:
"Un figlio è il contributo che mi sento di dare alla città", essendo diventata mamma lo scorso gennaio.
Ho trovato tale risposta semplicemente meravigliosa, sublime:
cosa ci può essere di meglio di una nuova vita, di un piccolo essere incontaminato (mai aggettivo fu più adatto), per poter ricominciare, per poter bonificare, purificare il marcio di quelle terre? Una nascita di un bimbo è tra i massimi segni di speranza, come un verde filo d'erba su un terreno bruciato, un gesto di coraggio di una mamma che non fugge di fronte al disastro.

martedì 22 aprile 2008

Tempo di papaveri

Adoro i papaveri. Un pò per il colore, rosso, il mio preferito. Un pò perchè, a differenza della maggior parte dei fiori, non ha una forma rigida, predefinita, statica, ma cambia in continuazione grazie ai petali morbidi e docili all'aria. Ecco allora che somiglia ad una donna dai capelli sciolti, succubi del vento, ma mai spettinata, una donna sbarazzina, spensierata, cangiante, ma pur sempre libera.

lunedì 18 febbraio 2008

Un appello

Vi prego:
FACCIAMO LA RACCOLTA DIFFERENZIATA, SEPARIAMO I MATERIALI DI SCARTO E BUTTIAMOLI NEGLI APPOSITI CONTENITORI, ANCHE SE QUESTO COMPORTA UNO SFORZO ORGANIZZATIVO IN CASA.
I NOSTRI FIGLI CI RINGRAZIERANNO.

Munnezza e classificazione sociale

Ho sentito dire che, nei giorni dell’emergenza cronica a Napoli e provincia, la “munnezza” è riuscita ad invadere persino il centro del capoluogo: cumuli di buste e cartoni hanno sfregiato la bellezza di una città famosa in tutto il mondo. Tuttavia tre zone si sono rivelate completamente immuni dallo schifo:
la via di residenza del sindaco, quella del presidente della regione, e quella del vescovo della città.
Si intravede in tale “filtro spazzatura” una classificazione della popolazione: la gente comune non solo si vede le strade ricolme di lordura e puzza, ma non riesce neanche a mandare i bambini a scuola, a uscire di casa, ad aprire il proprio negozio, insomma non riesce a vivere serenamente la propria quotidianità. E’ quindi in atto una nuova forma della “raccolta differenziata” di cui si parla tanto:
una raccolta tale che in certe zone la spazzatura viene raccolta e trasportata altrove, mentre in altre si confonde con la gente. Non solo: quest’ultima si vede obbligata dallo stato ad accogliere dietro casa la “munnezza” di tutti rischiando la pelle. Come se la vita di alcuni valesse meno di quella di altri, i quali, a proposito, sono responsabili della vita dei primi …

mercoledì 6 febbraio 2008

Per un pugno di coriandoli

Ci vuole così poco a far felice un bambino:
una bella manciata di coriandoli in mano, un attimo di sospensione, uno scambio di sguardi di attesa, e poi:
“Pronti, partenza, … viaaaaa!!!”,
il pugno di coriandoli vola verso l’alto compatto, per poi disintegrarsi nella caduta trasformandosi in una lenta pioggia colorata che ci avvolge silenziosa, mentre il bambino urla eccitato.
“Ancora, ancora!”,
e via con un nuovo pugno di coriandoli.
Come sono belle le gioie dei bambini, così semplici e pur così intense.

lunedì 4 febbraio 2008

Un sogno pasoliniano

Ho fatto un sogno:

grandi capi mai visti in faccia, sempre a bordo di un elicottero in volo, ci fanno un regalo, a noi semplici cittadini insoddisfatti e frustrati dalle avversità quotidiane:
lavori stressanti e sottopagati, case piccole e vecchie, quartieri senza verde, aria cattiva, niente spazio e tempo per gli svaghi, …
Ci radunano tutti nella piazzola del quartiere, e una specie di guida con tanto di ombrellino colorato e elenco di tutti noi ci invita a seguirlo; camminando camminando in questa folta processione, usciamo dalla città e ci ritroviamo in mezzo a un paesaggio collinare, il prato curato, qualche albero qua e là, sembra di essere in una rappresentazione della natura toscana. All’improvviso, ecco che appare un agglomerato di casette di tre piani al massimo, intorno un giardino ricco di fiori colorati, una grande piscina condivisa, attrezzata con sdraio e ombrelloni, un angolo giochi per i bimbi, una palestra con tutte le attrezzature possibili, un campo da tennis, il cinema, il teatro, ed un’area bar/ristoranti dove passare le serate. E poi il supermarket, negozietti di abbigliamento, il parrucchiere, il negozio di giocattoli per i bimbi e tutti i servizi che servono, in questo spazio pieno di grazia, perfetto, colorato, stile “Truman Show”.
Veniamo a sapere che non siamo i soli fortunati: anche gli altri abitanti della città, della provincia, della regione, della nazione, … sono stati convogliati a gruppi verso queste oasi di benessere, tutte uguali fra loro, dove ciascuno ha la propria collocazione, il proprio posto di lavoro, il proprio posto al cinema. Il sogno si dissolve nella veglia mentre ancora sto guardando queste palazzine perfette, persa tra la folla, per poi voltarmi a fissare quell’elicottero che vola alto, distante, ma in realtà così vicino.
Apro gli occhi, e mi vengono in mente le parole di Pasolini, sulla perdita di identità dell’uomo moderno, uniformato, appiattito, privato dell’anima da questa società del benessere, dove viaggiamo tutti nella stessa direzione, aspiriamo tutti alle stesse cose, abbiamo le case tutte uguali arredate con gli stessi mobili, mangiamo tutti lo stesso hamburger, guardiamo gli stessi format televisivi, ascoltiamo la stessa musica: abbiamo perso le nostre caratteristiche peculiari, il nostro io più profondo, siamo come gocce nel mare, tutte uguali, indistinguibili.
Il mondo sognato non esiste, è vero, ma forse, in realtà c’è, latente, e quindi più subdolo, implicito: siamo già intrappolati, ma non lo sappiamo.