domenica 7 ottobre 2012

Recensione del 7 ottobre 2012

Che dire? C'è tanto grigio in questo libro, tanto più grigio quanto più emanato da un adolescente, che come tale dovrebbe essere più vitale, luminoso, ... o forse no. In fondo l'adolescenza è un periodo difficile. Tuttavia, quello che mi è rimasto di questo libro, che ho letto abbastanza volentieri, è che nella vita non si sa mai, persone che reputi distanti mille miglia da te, che (pensi) non hanno niente a che spartire con te, possono rivelarsi, all'improvviso, addirittura risolutive dei propri drammi interiori, dei propri complessi, delle proprie battaglie quotidiane. Il libro parte quindi grigio, ma alla fine il sole, tramontando, riesce a trovare una striscia d'azzurro da cui proiettare i suoi raggi prima di andare a dormire, preparandosi per un giorno davvero nuovo.

Voto: 7/10

Recensione del 7 ottobre 2012

"Dammi una lametta che mi taglio le vene", questa la vecchia canzone che riecheggia nella mia mente mentre, armata di buona volontà e per amor di completezza, cerco di portare a termine la lettura di questo "calcio sui co...i", come la Mazzantini stessa direbbe. Si, perché per tutto il libro usa un linguaggio davvero volgare, non proprio da signora fine e delicata come lei sembra essere: "merda" di qua, "cazzo" di là, e via dicendo. Probabilmente queste parole debbono fare da condimento a una storia squallida di coppia fallita, ambientata nella capitale di oggi. Due disinnamorati, spenti e stanchi si rivedono dopo la disfatta matrimoniale a un ristorante, e anche se alla fine, nelle ultimissime pagine, compare un tocco di creatività (?) e di luce, tutto il libro va avanti tipo "e quella volta che abbiamo fatto l'amore di qua", "e l'altra volta che abbiamo litigato prima di partire", "e quella volta che ...", ... e che palle, dico io! Un libro deve staccarci dalla realtà e intrattenerci in maniera piacevole, deve intrigarci, roba che non vedi l'ora di trovare dieci minuti liberi per tornare alla lettura. Uno già fa un'esistenza in cui cerca di arrabattarsi per vivere al meglio, ti pare che poi si spara una simile purga! Cara Mazzantini, dopo "Non ti muovere", sto ancora aspettando un tuo buon libro.

Voto: 4/10

mercoledì 5 settembre 2012

Recensione del 5 settembre 2012


Non potevo non leggerlo, con tutta la gente di cinema bazzicata dalla famiglia Verdone!

Per me è stato come ficcare il naso in casa del regista e attore per scoprire vizi, caratteristiche, abitudini, modi di vivere di gente come Fellini, Pasolini, Sordi, De Sica, e altri.
Si, Verdone non è certo uno scrittore, intendo uno del mestiere, e in effetti il libro è un semplice resoconto di esperienze di vita, non necessariamente legate a personaggi del cinema, non vi è neanche un ordine cronologico, quindi è un libro che può risultare noioso, banale, se non vi è un minimo di interesse nel personaggio Verdone e nel suo ambiente familiare e professionale.

Voto: 6/10

Speranza


6.40 del mattino, inverno, freddo umido, sonno, sull'autobus che da Velletri arriva all'Anagnina, in viaggio verso l'università. Per fortuna ho trovato posto a sedere, ho preso la corriera a Genzano, accanto a me una ragazza peruviana. Periodo grigio della mia vita, periodo di solitudine, di tristezza generale, di fatica, di smarrimento. La ragazza peruviana mi chiede dove vado a quell'ora, e si sfila una cuffietta dall'orecchio per condividere la sua musica. Mi dice che va a Roma a fare le pulizie per una famiglia in zona Prati, da' una mano anche con i bambini. Ha sposato un italiano di Genzano, fa la guardia giurata, mi porge  la foto tessera di lui che tiene nel portafoglio. La guardo con istintiva antipatia quando mi dice che lui non vuole bambini, ma lei sogna tanto di averne. Circa 5 anni dopo, mentre laureata passeggio lungo il lago di Nemi, vedo una bimba bellissima su un passeggino, gli occhi due fessure sorridenti, e una madre adorante e giocosa di fronte, ho un sussulto interno: e vai! Ecco, questa è la pellicola che si svolge nella mia mente mentre ascolto la canzone che quella mattina proiettò un raggio di luce nella mia vita: "The captain of her heart", Double side.

martedì 24 luglio 2012

Recensione del 24 luglio 2012


Ho deciso di leggere questo libro perché stimo molto il giornalista che lo ha scritto, persona tanto professionale quanto umile e garbata: Franco di Mare. Inoltre, solo a sentir raccontata la trama, se pur compressa in una paio di frasi, mi si sono inumiditi gli occhi all'istante: una storia vera accaduta allo stesso scrittore. Mi sento a mio agio nella lettura di questo romanzo, penso che lo avrei scritto allo stesso modo, con lo stesso stile e ritmo. A tratti c'è suspense, temi ti stiano per piovere addosso le granate di Sarajevo. Mi è piaciuto, è il suo primo romanzo, e spero non sia l'ultimo.

Voto: 7.5/10

Avetrana


26 agosto 2010, decidiamo di fuggire le masse estive concentrate nelle maggiori località di grido del Salento - Porto Cesareo, Gallipoli, Lecce - e andiamo a visitare una più anonima Avetrana. Mentre camminiamo nei vicoli, nelle piazzette, esprimo il mio sincero desiderio di poter vivere in un posto come questo, in quanto  ignoto ai più, ma pur sempre gradevole, dignitoso, ordinato, dove la vita scorre leggera, semplice, senza clamori o pretese. Mi dico: che bello potersi rifugiare in un paese dove tutto scorre tranquillo, essenziale,  indisturbato, senza dover sudare per un parcheggio o un gelato, senza dover sgomitare per poter passeggiare, senza negozi pieni di paccottiglia che oscurano il vero paese, le sue mura, i suoi vicoli (mi vengono in mente le bancarelle natalizie di piazza Navona), un paese senza bagliori, senza schiamazzi, un paese che ti protegge col suo anonimato, col suo risultare insignificante ai più, proprio perché non appariscente, ma umile.
Ceniamo in una trattoria a gestione familiare, il titolare ci dice che in paese stanno cercando una ragazzina, scomparsa nel pomeriggio.

mercoledì 30 maggio 2012

Inno alla casa


Ogni giorno da te parto e a te ritorno, e quando a te ritorno sento che mi accogli con un abbraccio caldo, e con quella confidenza che mi permette di sentirmi libera. Via i tacchi, giù a piedi nudi, all’aria i vestiti, e addosso della stoffa comoda e leggera, tanto tra me e te non ci sono formalismi. Mi muovo nel mio territorio fatto di stanze colorate, che io ho voluto, perché tu, casa mia, sei ciò che sono io. Nel bagno illuminato dai bagliori del sole prima del tramonto mi rigenero, rinfrescandomi e togliendomi di dosso le polveri e gli odori urbani, in camera da letto vengo accolta dalle urla dei bambini che rimbalzano sul lettone, che fanno festa per il mio arrivo e vogliono essere notati, innesco i profumi della cucina che provocano la fame già latente, e mentre il piccolo urla di gioia dal seggiolone al vedere la sua pappa, come un uccellino affamato, ci sediamo al tavolo tutti insieme e cominciamo a parlare di lettere e di numeri, della parola di inglese appena imparata e mi chiedete se è possibile salire in cima alla statua della libertà.
Tutti a mettere i pigiami, tutti nel lettone quando il sole è ormai una palla rossa che va a nascondersi dietro il cupolone di Don Bosco, e chiacchieriamo ancora, e facciamo gli indovinelli, e ci inventiamo le barzellette, fino a quando mamma non sa più cosa farvi indovinare, fino a quando siete stanchi, fino a quando nessuno parla più, pure al fratellino è scivolato il ciuccio dalla bocca, e pure tu, casa, diventi priva di rumore, e dormi, ed io, dopo una giornata di entropia metropolitana e mentale, mi sento ritornata alla mia posizione di equilibrio stabile, mi sento la pace dentro, e vorrei stare sempre così, serenità perpetua, mentre vedo uno spicchio di luna staccarsi da lì dove il sole era andato, pure lui, a dormire.

In questi giorni penso intensamente a chi non può avere più fiducia nella propria casa, a chi si è ritrovato prigioniero di spazi non suoi, a chi ha perso sé stesso.